Alle pendici del Monte Antelao, tra i boschi e le praterie delle Dolomiti bellunesi, sorge uno dei progetti più affascinanti e meno conosciuti dell’architettura italiana del dopoguerra: il Villaggio ENI di Borca di Cadore, detto anche Corte di Cadore. Non un semplice villaggio vacanze, ma un’idea di “città per il benessere”, intesa come spazio collettivo di vita, riposo, socialità e relazione con la natura.
Una visione di welfare aziendale nel boom economico italiano
Il progetto nasce nei primi anni ’50 dalla volontà di Enrico Mattei (1906‑1962), imprenditore visionario, fondatore e anima dell’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi). Mattei era convinto che il progresso industriale dovesse essere accompagnato da un impegno concreto nel benessere delle persone che contribuivano alla crescita dell’impresa. Per questo, per i dipendenti dell’ENI e le loro famiglie concepì non un albergo, ma un villaggio integrato nel paesaggio alpino, dove poter trascorrere le vacanze e vivere relazioni di comunità senza gerarchie.
La scelta di Borca di Cadore, a circa dieci chilometri da Cortina d’Ampezzo, non fu casuale: Mattei, marchigiano di origine e amante della montagna, desiderava portare i suoi dipendenti dove “anche i ricchi vanno in vacanza”, ma con un progetto accessibile a tutti, non come gesto di carità ma come principio di equità aziendale.
Nel 1954 la progettazione complessiva fu affidata a Edoardo Gellner (1909‑2004), architetto e designer italiano di formazione internazionale, già impegnato nella redazione del Piano Paesaggistico di Cortina d’Ampezzo e autore, tra l’altro, del Motel AGIP per le Olimpiadi del 1956.
Per Gellner il Villaggio ENI fu un’opera totale: non solo urbanistica e architettura, ma anche dettagli d’arredo, infrastrutture e organizzazione sociale, fino ai mobili e agli oggetti quotidiani. L’intero insediamento — che comprendeva **circa 280 villette monofamiliari, due alberghi, una grande colonia per bambini, un campeggio a tende fisse e la **Chiesa di Nostra Signora del Cadore — doveva integrarsi con il paesaggio senza sopraffarlo, facendo dialogare le costruzioni con il bosco e la montagna.
La disposizione degli edifici, il rapporto con la natura, la scelta dei materiali e l’attenzione alle relazioni tra spazi collettivi e individuali fanno del villaggio un modello pionieristico di architettura organica, in cui ogni villa, strada o spazio pubblico appare come parte di un sistema unitario e sostenibile.
Carlo Scarpa e la Chiesa di Nostra Signora del Cadore
All’interno di questo progetto complesso, Gellner coinvolse, per un elemento specifico di grande rilievo, Carlo Scarpa(1906‑1978), uno dei maggiori architetti e designer italiani del Novecento. Scarpa collaborò alla progettazione della Chiesa di Nostra Signora del Cadore, un’opera che si distingue per la sua qualità poetica e simbolica nel contesto alpino.
La chiesa, posta in posizione dominante sulla valle del Boite, rappresenta una sintesi tra innovazione formale e profondità spirituale: il volume e i materiali parlano di leggerezza e di radicamento, dialogando con la natura circostante e invitando alla contemplazione. Anche qui, l’architettura non è elemento estraneo al paesaggio, ma interlocutore rispettoso e partecipe.
La realizzazione e il destino incompiuto
Tra il 1955 e il 1962 il villaggio prese forma con ritmi serrati, e nel 1957 le prime famiglie di dipendenti ENI poterono già soggiornarvi. L’assegnazione delle villette non avveniva in base a ruoli o gerarchie, ma attraverso sorteggi, ribadendo la volontà di Mattei di superare divisioni sociali e creare una comunità fondata sulla parità e l’inclusione.
Con la tragica morte di Mattei in un incidente aereo nel 1962, però, il progetto perdette slancio e molte delle idee iniziali rimasero solo parzialmente realizzate: il complesso non fu completato nella totalità del piano originario e, con il passare degli anni, la gestione cambiò funzione e destinazione.
Oggi: memoria, rigenerazione e progetti culturali
Dopo anni di abbandono e utilizzo turistico, dal 2000 l’area è di proprietà della società Minoter, che insieme all’associazione Dolomiti Contemporanee ha avviato il Progetto Borca, un programma di valorizzazione culturale e funzionale dell’ex villaggio. Qui oggi si svolgono residenze artistiche, workshop, attività culturali e percorsi di rigenerazione del paesaggio e dell’architettura.
Molti si chiedono perché Mattei avesse scelto proprio Edoardo Gellner e, per certi aspetti, Carlo Scarpa per un progetto così ambizioso. La risposta si trova nei rispettivi profili professionali e nelle affinità umane e culturali che li univano.
La scelta di Gellner non fu casuale: Mattei già conosceva il suo lavoro sul territorio (come il Motel AGIP per le Olimpiadi del 1956) e apprezzava la capacità dell’architetto di coniugare rigore progettuale, sensibilità paesaggistica e attenzione alle innovazioni tecniche. Gellner incarnava un modo di progettare moderno, libero dai dogmi, che rispondeva perfettamente alla visione sociale e progressista di Mattei.
Il rapporto di amicizia e stima con Scarpa risale agli ambienti culturali e professionali dell’architettura italiana del tempo: Scarpa, stimato docente e designer, era un interlocutore capace di portare profondità e rigore poetico nella progettazione della chiesa, elemento centrale per la comunità del villaggio.
Si racconta che, durante la scelta del sito, molti scoraggiassero Gellner e Mattei per la durezza del terreno, definito localmente addirittura “covo di vipere”. Mattei, con la sua proverbiale determinazione, rispose che lì “sarebbe nato un villaggio senza eguali” — e così fu.
Dolomiti Contemporanee è nato nell’agosto 2011 poco dopo che le Dolomiti erano state riconosciute come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO Da allora il progetto si è evoluto in un laboratorio di arte e cultura contemporanea che agisce come riconfiguratore spaziale e concettuale applicando uno sguardo critico e riattivatore al paesaggio montano Le Dolomiti non sono intese come un luogo atrofizzato dal turismo o come un contenitore di stereotipi alpini ma come uno spazio d’azione culturale vivo un grande cantiere di stimoli Il progetto si concentra sulla rigenerazione di luoghi disabitati o sottoutilizzati come l’ex Villaggio ENI di Borca di Cadore trasformandoli in centri di ricerca residenza e produzione artistica (luoghidelcontemporaneo.cultura.gov.it)
Nel 2025 Dolomiti Contemporanee ha proseguito il suo impegno con numerose iniziative. Detriti Frammenti Schegge Brecce una mostra inaugurata il 2 agosto 2025 a Casso che proseguirà fino al 31 dicembre 2025 esplorando le relazioni tra geologia memoria e pratiche artistiche (dolomiticontemporanee.net) Xilogenesi una mostra che si terrà dal 27 settembre 2025 al 6 gennaio 2026 all’Orto Botanico di Padova presentando opere di artisti come Alessia Armeni Giorgia Accorsi e Marco Gobbi (dolomiticontemporanee.net) Gemmazione Cristalli Sparsi l’Openstudio di Progettoborca tenutosi dal 25 al 27 ottobre 2024 ha visto la partecipazione di Fondazione Malutta e ha coinvolto la Colonia dell’ex Villaggio ENI e l’ex Stazione Ferroviaria di Borca creando un ponte tra il villaggio e la montagna (progettoborca.net) Stazionalini una serie di iniziative che a partire da ottobre 2024 hanno interessato l’ex Stazione Ferroviaria e la Bagagliera introducendo l’Openstudio 2024 di Progettoborca (fondazionemalutta.com) Space Days Vol 3 un progetto che ha unito arte paesaggio e scienza con esposizioni dal 5 luglio al 30 settembre 2024 a Campo Imperatore dal Gran Sasso alle Dolomiti (oa-abruzzo.inaf.it)
Queste iniziative confermano l’impegno di Dolomiti Contemporanee nel trasformare le Dolomiti in un laboratorio aperto in cui l’arte e la cultura contemporanea dialogano con il paesaggio la memoria e le comunità locali