Quando ho incontrato per la prima volta Kitagawa, mi ha chiesto di costruire una “casa di meditazione” per la regione di Echigo-Tsumari. Mi ha dato un libro scritto da Junichiro Tanizaki “In Praise of Shadows”. La condizione che mi ha dato era che la casa doveva essere rialzata di oltre 2,7 m dal suolo a causa della copertura nevosa in inverno. Dopo aver letto “In Praise of Shadows”, ho deciso di creare una casa nel modo architettonico tradizionale di questa regione. Desideravo realizzare il “mondo delle ombre che stiamo perdendo”, come ha scritto Tanizaki, come uno spazio in cui si può sperimentare di vivere nella luce, mettendo in relazione la luce interna con la luce esterna. La luce fuori è luce nel cielo. Ho ideato di far scorrere il tetto in modo che si potesse guardare il cielo attraverso il soffitto aperto. Come Tanizaki descrive che “Nel costruirci un posto dove vivere, stendiamo un parasole per gettare un’ombra sulla terra, e nella pallida luce dell’ombra costruiamo una casa. (…) Se il tetto di una casa giapponese è un parasole, il tetto di una casa occidentale non è altro che un berretto”, la mia casa progettata dovrebbe avere un tetto come parasole. Un ombrellone da coprire così come un ombrellone da aprire. La luce del cielo ha aspetti diversi di giorno e di notte.
La luce dentro è luce nell’acqua. Ho arredato il bagno con fibre ottiche in modo che si potesse guardare in basso con luce nell’acqua del bagno. In cima alla casa si possono guardare gli alberi sul fiume Shinano, mentre al primo piano si possono guardare gli alberi. Nello spazio interno si può sperimentare una luce morbida e trasformante. Ho tentato di creare la “bellezza delle ombre” usando idiomi giapponesi familiari come shojii (porta scorrevole di carta) e tokonoma (alcova). L’azzurro del cielo, l’oro delle pareti, il rosso di un’alcova, il verde del bagno e il tono nero dell’intero spazio creeranno un sottile contrasto. Questo è un mio approccio alla cultura giapponese come occidentale. Per me come artista che ha cercato la “percezione della luce”, la Casa della Luce è stato un tentativo di contrastare e incorporare il giorno e la notte, l’Oriente e l’Occidente, la tradizione e il moderno.
“Normalmente, quando una persona invecchia, aumenta la sua base di valori, la sua saggezza, mentre per me è stato il contrario: invecchiando mi sono sentito sempre più come un vecchio contadino molto vicino alla terra. Di solito nel corso della vita si cammina verso la speranza, invece ho l’impressione di averla lasciata dietro di me; è un po’ come andare all’indietro. Fino a cinque anni fa pensavo che tutto quello che avevo sperimentato non sarebbe servito a nessuno. Poi vidi apparire degli articoli su riviste specializzate di agricoltura che studiavano il metodo naturale, ed erano scritti da scienziati che conoscevo.”
Masanobu Fukuoka (1913-2008) è stato un agronomo e filosofo giapponese, autore del celebre libro “La rivoluzione del filo di paglia”. È considerato uno dei fondatori dell’agricoltura naturale, un metodo che promuove il rispetto dei cicli naturali e la minima interferenza umana. Fukuoka ha dedicato la sua vita alla ricerca di pratiche agricole sostenibili, influenzando profondamente movimenti ecologisti e permaculturali in tutto il mondo.
Questa le principali pubblicazioni di Masanobu Fukuoka, delle opere hanno influenzato profondamente l’agricoltura sostenibile e il movimento della permacultura a livello internazionale.
La rivoluzione del filo di paglia (The One-Straw Revolution, 1975)
La fattoria biologica (The Natural Way of Farming, 1985)
La via naturale alla salute (The Road Back to Nature, 1987)
Sowing Seeds in the Desert (2012)
Questo libro racconta la storia più lunga mai dedicata a un albero. L’ha scritta Peter R. Crane, uno dei massimi paleontologi vegetali del mondo. La profonda conoscenza scientifica, l’appassionata attenzione alle vicende evolutive testimoniate dai reperti fossili e dalla singolare biologia riproduttiva di Ginkgo biloba, hanno ispirato la realizzazione di quest’opera che si legge come un romanzo, dedicato alla biografia di una specie la cui conservazione è oggi affidata all’uomo.
Giardini e paesaggio, vol. 54
2020, cm 17 × 24, x-256 pp. con 24 tavv. f.t. a colori e 8 figg. n.t.
[isbn 978 88 222 6681 1] € 25,00
Un chashitsu è una struttura progettata per ospitare la cerimonia del tè giapponese, nella quale il maestro del tè invita gli ospiti per condividere il momento del servizio e della degustazione del tè. Oltre a essere un luogo fisico, rappresenta uno spazio di quiete e spiritualità, dove regnano armonia, rispetto, purezza e tranquillità, i quattro principi fondamentali della cerimonia.
Il chashitsu è chiamato anche sukiya o chatei, termini che indicano rispettivamente “dimora del gusto raffinato” e “recinto del tè”. Si distinguono due principali stili architettonici: quello in stile paglia, semplice e rustico, ispirato all’estetica wabi-sabi, e quello in stile shoin, più formale e raffinato, tradizionalmente legato ai monasteri zen e alle abitazioni nobiliari. In alcuni casi il chashitsu è costruito come edificio indipendente, immerso in un giardino, mentre in altri è parte integrante di una residenza o di una sala di studio.
Durante una visita si possono osservare elementi architettonici e simbolici di grande significato. Il roji, il sentiero di pietra che conduce all’edificio, rappresenta il cammino verso la serenità interiore. L’ingresso basso chiamato nijiriguchi invita a chinarsi in segno di umiltà. All’interno, il pavimento è rivestito di tatami e la piccola nicchia decorativa, detta tokonoma, ospita spesso un rotolo calligrafico o un fiore di stagione, scelto per evidenziare la semplicità e l’armonia del momento.
Chi viaggia in Giappone può vivere questa esperienza in diversi luoghi. A Kyoto, le scuole tradizionali Urasenke e Omotesenke offrono cerimonie del tè aperte anche ai visitatori stranieri. Nei giardini storici come Hamarikyu a Tokyo o Katsura Rikyu a Kyoto è possibile assistere a una cerimonia in un padiglione immerso nella natura. Nelle città di Kanazawa o Nara molti templi e case da tè organizzano incontri guidati per principianti, spesso con spiegazioni in inglese o con l’aiuto di un traduttore.
Partecipare a una cerimonia del tè in un autentico chashitsu è un’esperienza preziosa per comprendere lo spirito dell’ospitalità giapponese e la bellezza dei gesti lenti e consapevoli. È consigliabile prenotare in anticipo, togliersi le scarpe prima di entrare, evitare profumi forti e mantenere un atteggiamento discreto, in armonia con l’ambiente e gli altri partecipanti.