La visita a OCA offre l’opportunità di esplorare un paesaggio dove la bellezza naturale si intreccia con la creatività umana, offrendo ai visitatori un’esperienza che stimola la mente e i sensi. È un luogo dove la contemplazione dell’arte si fonde con l’osservazione della natura e con la scoperta della flora spontanea, creando un dialogo armonioso tra botanica e creatività artistica. Per chi desidera approfondire la conoscenza di questo straordinario luogo, è possibile partecipare a visite guidate che offrono una panoramica completa delle opere e della storia dell’Oasi, permettendo di apprezzare appieno la sinergia tra arte e natura che caratterizza OCA e Oasi Dynamo. OCA è curato da Emanuele Montibeller, fondatore di Arte Sella, un celebre percorso di arte in natura situato in Trentino. Sotto la sua direzione artistica, OCA ospita opere di artisti come Mariangela Gualtieri e Michele De Lucchi, Matteo Thun, Quayola, Alejandro Aravena, David Svensson, Marthine Tayou
Nel cuore dell’Appennino pistoiese si estende Oasi Dynamo, una riserva naturale che rappresenta un raro esempio di equilibrio tra tutela ambientale, ricerca scientifica e turismo sostenibile. Qui, tra vallate boscose e pascoli d’altura, si ritrova la potenza silenziosa di un paesaggio modellato dal tempo e custodito con cura. L’Oasi, riconosciuta dal WWF e gestita attraverso progetti di conservazione attiva, è oggi un laboratorio di biodiversità vivente dove la natura è protagonista e l’uomo osservatore rispettoso. Il paesaggio di Oasi Dynamo si apre come un mosaico di ecosistemi diversi: boschi di faggio e castagno si alternano a praterie di montagna, zone umide, ruscelli e radure fiorite. Ogni ambiente racconta una storia geologica e climatica, offrendo rifugio a una varietà straordinaria di forme di vita. Le variazioni di quota e microclima creano nicchie ecologiche che consentono la coesistenza di specie alpine, appenniniche e mediterranee, spesso rare o minacciate.
Arte Sella è una rassegna internazionale di arte contemporanea nella natura, che si svolge in Val di Sella, nel comune di Borgo Valsugana, provincia di Trento. La manifestazione, nata nel 1986 ad opera di Enrico Ferrari, Emanuele Montibeller e Carlotta Strobele, si svolge all’aperto nei prati e nei boschi, valorizzando il rapporto di rispetto e integrazione con l’ambiente naturale, utilizzando materiali come foglie, sassi, tronchi e rami.
Dal 1986 a oggi Arte Sella si è evoluta da una manifestazione biennale ambientata presso Casa Strobele e il suo parco (1986-1996) a un percorso più esteso e permanente lungo il Monte Armentera, denominato Artenatura, costituito da un sentiero di circa 3 km con circa 25 opere. Negli ultimi anni si sono aggiunti anche spazi espositivi fissi come l’area di Malga Costa, con opere monumentali come la Cattedrale Vegetale, e il Giardino di Villa Strobele, che ospita opere di architetti internazionali. Questi luoghi sono collegati tramite il Sentiero Montura di 4 km.
La gestione è affidata all’associazione Arte Sella, guidata da Giacomo Bianchi dal 2012. La manifestazione comprende anche un ricco programma culturale con concerti, spettacoli, laboratori e residenze artistiche, integrando diversi linguaggi artistici come teatro, musica, danza, fotografia, poesia, design e architettura. Non è necessaria la prenotazione per visitare Arte Sella, che si conferma come un’esperienza di arte immersa nella natura senza eguali Arte Sella.
Su quale rapporto ci sia tra arte ambientale, paesaggio e giardini si può dibattere a lungo, sono sicuramente due mondi che si incontrano. senza dubbio entrambi nel reciproco contatto traggono benefici e sollecitazioni. Le terre di Toscana hanno costituito da sempre un polo magnetico capace di attrarre nella sfera dell’arte molteplici energie e intrinsecamente ispirato profonde emozioni e espressioni che hanno lasciato segni indelebili. La natura particolarissima continua a emanare il proprio fluido creativo, richiamando numerosi artisti e coinvolgendo all’infinito.
Uno dei primi esempi apparsi in Toscana, il capolavoro che ha aperto la strada ad altri interventi ed è diventato uno dei più importanti modelli di laboratori d’arte ambientale nel mondo è la Fattoria di Celle a Santomato, vicino a Pistoia. Gli Spazi d’Arte (Art spaces) sono nati nel vasto Parco Romantico di Celle – il luogo non poteva essere che quello – nel quale con una magica alchimia si è fuso, per coincidenze e sollecitazioni fortunate, il ruolo assunto dall’arte ambientale negli anni Settanta con la determinazione e intuizione del mecenate Giuliano Gori e la sperimentazione degli artisti coinvolti. L’intuizione scaturisce nel 1977 sotto la spinta di Documenta a Kassel ove Manfred Schneckenburger, direttore del settore dedicato all’Environment, evidenzia il ruolo dell’arte ambientale. Queste le profonde motivazioni dell’intuitivo ed ispiratissimo collezionista d’arte Giuliano Gori:
“Il desiderio e la curiosità di verificare il comportamento dell’artista contemporaneo di fronte a una committenza che gli offra l’opportunità di realizzare un progetto, in cui lo spazio venga usato come parte integrante della propria opera, e non più come semplice contenitore, rappresenta la molla che ci ha convinto a riprendere l’interrotta tradizione delle installazioni nel parco. […] alcune grandi esposizioni, come Documenta a Kassel e la Biennale di Venezia, presentano alcuni esempi di opere ambientali, realizzate però in spazi non sempre ideali e con materiali per lo più precari. A Celle si tratta invece di offrire spazi adeguati e materiali durevoli nel tempo”.
Nel cuore delle Crete Senesi, poco distante da San Giovanni d’Asso – oggi parte del comune di Montalcino – si trova il Bosco della Ragnaia, un giardino boschivo ideato e realizzato a partire dal 1996 dall’artista americano Sheppard Craige, che qui ha intrecciato arte, filosofia e natura in un’opera unica nel panorama paesaggistico contemporaneo. Nonostante l’atmosfera di antichità che permea i suoi muretti in pietra, le vasche, le fontane e i viali d’ombra, il Bosco è una creazione viva e in continua trasformazione, un dialogo costante tra il gesto umano e il linguaggio della terra.
Sotto le grandi querce – Quercus robur, pubescens e cerris – si stende un tappeto di felci, licheni e muschi che accolgono motti, epigrafi e sentenze scolpite nella pietra. Alcune citano pensatori antichi, altre giocano con l’ironia e il dubbio: parole che emergono dal verde come pensieri in attesa di un lettore. Qui ogni passo invita a fermarsi, a interrogare il luogo, a cercare un senso che forse non si lascia trovare.
Tra i luoghi simbolici disseminati nel parco si incontrano l’Altare dello Scetticismo, il Centro dell’Universo, e l’Oracolo di Te Stesso – spazi di riflessione dove l’artista invita a osservare più che a comprendere, a dubitare piuttosto che a credere. Il Bosco non offre un percorso prestabilito: è un labirinto mentale e sensoriale, aperto a infinite interpretazioni.
Il giardino si estende su più livelli, con una parte superiore dedicata alla Ragnaia vera e propria – il bosco ombroso dove un tempo si tendevano reti per catturare gli uccelli – e una parte inferiore, chiamata Giardino delle Forme, dove l’arte geometrica del giardino toscano incontra la spontaneità vegetale. L’acqua, la pietra e la luce diventano strumenti poetici che accompagnano il visitatore in un cammino interiore, fatto di domande più che di risposte.
L’ingresso al Bosco è libero e gratuito, aperto durante le ore diurne. Non vi sono biglietterie né indicazioni turistiche: la visita si svolge in autonomia, nel silenzio rispettoso di un luogo che chiede contemplazione. Il parcheggio si trova poco fuori dal borgo di San Giovanni d’Asso, raggiungibile a piedi in pochi minuti.
Il Bosco della Ragnaia è più di un giardino: è un invito a sostare, ad ascoltare la voce segreta della natura e la propria. Un luogo dove l’arte si fa meditazione e la terra diventa pensiero.