I GIARDINI SEGRETI DI FIESOLE Blooming at Jennifer's © ALESSIO GUARINO
I GIARDINI SEGRETI DI FIESOLE

Blooming at Jennifer's

L’esplosione di fioriture che quest’anno ha investito il giardino alle pendici delle mura etrusche di Fiesole è il frutto maturo di decenni di passione botanica e di una visione capace di coniugare libertà e intervento. Jennifer, nel corso del tempo, ha introdotto in questo terreno varietà floreali tra le più diverse, operando non tanto con un intento di collezione sistematica quanto con un amore attento per la convivenza delle specie e per i processi spontanei dell’ambiente.

Alcune varietà sono state lasciate libere di prevalere, di adattarsi meglio al suolo pietroso e al microclima collinare, mentre altre sono state aiutate, sostenute nelle prime fasi della crescita o collocate in posizioni più favorevoli. Ne è nato un ecosistema florale complesso, dove la competizione naturale è stata guidata da scelte botaniche consapevoli.

Quest’anno, probabilmente grazie a un inverno mite e a una primavera equilibrata tra piogge e sole, la risposta delle piante è stata straordinaria: il roseto, che raccoglie decine di cultivar dalle profumazioni e fioriture scalari, ha aperto le danze già da metà aprile, seguito a ruota da una serie di arbusti e perenni che sembrano aver trovato una stagione ideale per esprimere il massimo del proprio potenziale.

Il giardino di Jennifer è oggi un esempio prezioso di come la botanica da giardino possa evolversi in un linguaggio naturale, dove ogni fiore racconta una storia di adattamento, convivenza e, talvolta, selezione affettuosa.

Alessio Guarino 

Leo Lionni, La botanica parallela, Gallucci Editore

Le germoglianti, più che piante, sono una combinazione di elementi eterogenei di cui la parte propriamente e sicuramente parallela non è che una parte minore. Manca a esse una vera Gestalt botanica, quella botanicità d’insieme che è una delle caratteristiche più appariscenti delle altre piante parallele.

Il nome “germoglianti” fu coniato da Jacques Inselheim, dell’Università di Strasburgo. Lo scienziato era talmente impressionato da alcune piante che aveva visto, durante un viaggio in Italia, all’Istituto Venturi a Cadriano, nei pressi di Bologna, che appena tornato in Francia raccontò in un articolo nella “Gazette de Strasbourg” il suo incontro con gli inconsueti vegetali. Le piante, di recentissima scoperta, non avevano ancora un nome e così, in un momento di debolezza romantica, certamente riprovevole da un punto di vista scientifico, egli le chiamò “germoglianti”. Inselheim, che molti anni prima aveva studiato biologia all’Università di Padova, ha una conoscenza perfetta della lingua italiana e avrebbe dovuto rendersi conto dell’equivoco che creava. Quando lo incontrammo l’anno scorso al Congresso di Baden Baden, ci facemmo coraggio e gliene parlammo francamente. Ma con gran candore lo studioso ci precisò che l’ambiguità del nome era stata una scelta assolutamente intenzionale e che egli era fiero di assumerne la completa responsabilità. Se è vero, disse, che “germogliante” indica chi genera germogli, è altrettanto vero che sono i germogli a germogliare. Inselheim fu colpito dalla coerenza fra l’assurdità di un verbo che può essere tanto transitivo che intransitivo e una pianta che sembra essere generata, come organo, da un’altra pianta, benché, in realtà, possegga una propria autonomia e completezza. «La germogliante» egli disse «è senza dubbio la più ambigua delle piante. Ed è giusto che abbia il più ambiguo dei nomi».

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