I GIARDINI DI PIETRO PORCINAI | FIRENZE VILLA MENARINI © ALESSIO GUARINO

I GIARDINI DI PIETRO PORCINAI

VILLA MENARINI A FIRENZE

Tra le colline che sovrastano Firenze, poco oltre Piazzale Michelangelo, si trova un giardino discreto e affascinante, quello di Villa Menarini. È un luogo che non compare spesso nei percorsi turistici, ma che conserva il segno di una mano colta e raffinata: quella di Pietro Porcinai. In un contesto urbano denso, su un versante che guarda la città e ne raccoglie le vedute più celebri, Porcinai riuscì a creare un piccolo paesaggio domestico, intimo e misurato, capace di dialogare con l’ambiente circostante senza mai imporsi su di esso.

Il terreno, stretto e in pendenza, rappresentava una sfida più che un limite. Il progetto la trasforma in risorsa, articolando il giardino su livelli successivi che accompagnano la casa, offrono scorci inattesi, e creano una continuità visiva con il paesaggio collinare e con lo skyline di Firenze. Lo spazio è ordinato ma mai rigido, organizzato in piani erbosi, brevi rampe, terrazze e piccole quinte vegetali che alternano momenti di apertura e raccoglimento. La composizione è calibrata, pensata per lo sguardo e per il passo: non un giardino da ammirare in un solo colpo d’occhio, ma da percorrere lentamente, lasciando che le prospettive si svelino a poco a poco.

La vegetazione, pur non documentata nei dettagli, riflette il linguaggio mediterraneo caro a Porcinai: cipressi e sempreverdi scandiscono la verticalità e definiscono gli assi visuali, mentre arbusti e tappezzanti addolciscono le transizioni fra i diversi livelli. Le quinte di verde schermano le parti meno armoniche del contesto, restituendo al giardino una sua autonomia estetica e silenziosa. I materiali impiegati – pietra locale, ghiaie chiare, pavimentazioni sobrie – dialogano con la vegetazione attraverso contrasti misurati, fondendo architettura e natura in una continuità visiva e tattile.

L’insieme appare come un frammento di equilibrio, dove nulla è superfluo. È una lezione di sobrietà e misura, tipica della poetica di Porcinai, che anche in spazi minimi sapeva evocare un senso di paesaggio. La relazione con la città sottostante è costante ma mai diretta: Firenze si percepisce come un fondale, una presenza discreta, da cui il giardino trae respiro senza cadere nell’ostentazione panoramica.

Villa Menarini resta oggi una proprietà privata e poco accessibile, ma la sua segnalazione fra i giardini censiti da Andare per Giardini testimonia l’interesse storico e culturale di questo luogo. In esso si riflette la capacità del grande paesaggista di interpretare la modernità senza rompere con la tradizione, di fondere architettura e natura, di dare forma a spazi che invitano al silenzio e all’osservazione. È un piccolo tassello della Firenze paesaggistica del Novecento, un giardino da leggere come un testo, dove la pietra e la pianta si rispondono con la stessa lingua.

I GRANDI PAESAGGISTI DEL 900

Un’importante capacità di Pietro Porcinai era quella di individuare i reali problemi e comprendere le procedure idonee, precorrendo sempre i tempi grazie ad una pre-veggenza fondata su basi tecniche sperimentate. Oltre al suo precoce ed innato talento naturale e alla sua intelligenza professionale, Porcinai aveva inoltre maturato una specifica formazione all’estero, in notevole anticipo rispetto ad altri, senza dubbio rimanendo influenzato dalla cultura paesaggistica di quei paesi, in particolare Germania e Belgio, dove aveva fatto pratica di tecniche colturali presso alcuni vivai specializzati. In Italia il percorso della sua formazione si intrecciò con un periodo cruciale dell’arte dei giardini: infatti, proprio nel 1924 Luigi Dami pubblicò II giardino italiano, dimostrando il primato italiano nell’arte dei giardini.

La natura autoctona e caratteristica del giardino italiano, nel riappropriarsi del suo primato in un campo diventato oggetto di studi di stranieri, soprattutto anglosassoni, culminò nella famosa Mostra del Giardino Italiano del 19311 a Firenze, dove si tese alla valorizzazione di un grande passato, senza tuttavia tentare di aprire la strada alla ricerca di nuove forme moderne nell’arte dei giardini. Presidente della Commissione esecutiva’ della mostra fu Ugo Ojetti, sostenitore di un’architettura monumentale e in stile. Nell’ambito della manifestazione furono riproposti dieci modelli ideali di giardini, in una sorta di percorso storico dell’arte dei giardini italiani, concepiti come piccole creazioni scenografiche in cui era presente anche il giardino paesaggistico all’inglese, anche se giudicato estraneo alla tradizione classica nazionale.

GIARDINI STORICI ITALIANI

VILLA GAMBERAIA

La villa appartenuta alle Monache benedettine di San Martino fin dal XIV secolo, passò, nel XV secolo ad Antonio e Bernardo Rossellino e successivamente, nel 1610, a Zanobi di Andrea Lapi. Nel 1718 venne acquistata dai Capponi. Sono i Capponi che definiscono la villa nelle sue forme attuali, come appare nelle incisioni del XVIII secolo. In questo periodo compare: il giardino tergale, concepito come un cortile decorato a motivi rustici e posto ad un livello superiore rispetto all’edificio, l’aranceta, dove sono custoditi vasi d’agrumi, la lecceta, statue in pietra raffiguranti animali.

Nel corso dell’Ottocento numerosi furono i proprietari che si susseguirono, molti dei quali appartenenti alla ricca nobiltà europea. Fra questi Jeanne Keshko, moglie del principe Eugenio Ghyka-Comanesti, che acquista la proprietà nel 1896 tenendola fino al 1925. Durante la seconda guerra mondiale, la villa e il giardino subirono danni ingenti, tanto che quest’ultimo non era più riconoscibile. Nel 1954, sulla base di vecchi documenti, il proprietario Marcello Marchi iniziò un lungo restauro durato sei anni, che riportò la villa al suo antico splendore, dal 1994, gli eredi Zalum ne proseguono l’opera.

Il racconto della natura in Toscana: dal giardino monastico al paesaggio romantico

I GIARDINI STORICI DELLA TOSCANA

I giardini storici della Toscana sono molto più che semplici spazi verdi: sono pagine di un libro vivente che racconta secoli di storia, cultura e sensibilità estetica. Nati spesso come orti dei monasteri medievali, luoghi di raccoglimento e coltivazione delle erbe officinali, si trasformano nel Rinascimento in veri e propri teatri della meraviglia, dove l’ordine geometrico e la perfezione delle proporzioni riflettono l’ideale di armonia dell’uomo con la natura. Le ville medicee e le loro scenografie vegetali diventano così simbolo di potere, bellezza e innovazione.

Con l’età moderna e soprattutto con il Romanticismo, il giardino toscano cambia volto: le linee rigorose cedono il passo a paesaggi più liberi, ispirati ai modelli inglesi, dove la natura sembra riappropriarsi dei suoi spazi, tra colline, boschetti e vedute scenografiche. In questo lungo percorso, la Toscana custodisce una straordinaria varietà di giardini che riflettono lo spirito delle epoche, dall’intimità dei chiostri medievali alla grandiosità rinascimentale, fino alla poesia dei parchi ottocenteschi.

Visitare questi luoghi significa non solo scoprire forme e architetture vegetali, ma entrare in dialogo con il paesaggio stesso: una continua tessitura di arte, natura e memoria che rende la Toscana un laboratorio unico di storia del giardino in Europa.

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