‘A Chiena nasce dalla parziale deviazione del fiume Tenza, un corso d’acqua che nasce dal Monte Polveracchio le cui acque, attraverso un secolare canale artificiale, vengono deviate in località Chiatrone ed immesse in piazza Melchiorre Guerriero, facendole scorrere lungo il corso principale della città e le vie adiacenti del centro storico durante il periodo estivo. Nata nel seicento come sistema per igienizzare il paese, probabilmente in seguito alla peste del 1656, le prime notizie documentate risalgono al 1889, quando venne risistemato l’antico canale artificiale e la pavimentazione del corso Umberto I, per facilitare il deflusso delle acque fluviali in modo da non allagare le abitazioni. Da allora, ogni anno i sindaci emanavano una ordinanza per avvisare dell’allagamento, utilizzando finanche un banditore, che girava per tutti i quartieri della città, invitando la gente a non uscire di casa, per non bagnarsi. Caduta in disuso lungo tutto l’arco degli anni settanta, la Chiena, grazie a diversi intellettuali ed artisti del posto, tra cui lo scenografo Angelo Riviello incaricato della direzione artistica, fu riproposta nel 1982 come segno di rinascita in seguito al disastroso terremoto del 1980 che colpì duramente la città di Campagna. Negli anni successivi si aggiunsero numerosi artisti provenienti da ogni parte d’Italia, tra cui Gelsomino D’Ambrosio, che la trasformarono in una kermesse artistico-culturale incentrata attorno al tema universale dell’acqua, della storia e della natura del luogo e alla Fontana della Chiena, dalla quale sgorga l’acqua del fiume e dove, durante i giorni dell’allagamento, vengono svolte rappresentazioni artistiche, teatrali, musicali e attività ludiche. Dal 1994 l’evento è gestito dalla pro-loco, che ne cura l’aspetto esclusivamente ludico. L’evento prende vita durante i weekend da metà luglio a metà agosto, in cui i momenti topici sono: Passeggiata, la domenica mattina, si passeggia con i piedi in acqua lungo il corso principale della città; ‘A secchiata, risale al 1985, con il Progetto Chiena scaturito nella prima edizione della Rassegna dell’Acqua – La Chiena, con il coinvolgimento del pubblico, unitamente alle passeggiate e alle performance spettacolari degli artisti, che ha dato maggiore notorietà alla manifestazione. Si alterna alla passeggiata, ogni domenica pomeriggio si svolge nelle strade una sorta di sfida lanciandosi reciproche secchiate d’acqua; Chiena di Mezzanotte, è l’ultima dell’anno, si svolge tra il 16 e il 17 agosto a mezzanotte in punto, viene allagata la città, mentre, nell’insolito scenario notturno, si svolgono spettacoli spontanei, musicali, teatrali e di danza.
Il Parco nazionale dei Monti Sibillini si estende per una superficie di circa 71.437 ettari, su un terreno prevalentemente montuoso. Il paesaggio predominante è quello del massiccio calcareo della catena degli Appennini, che in questa zona funge da tramite tra le forme più morbide dell’Appennino settentrionale e le massime altezze abruzzesi, assumendo tratti anche severi e scoscesi. Dall’asse principale della dorsale appenninica degradano un versante orientale e uno occidentale. Il primo è caratterizzato da una grande varietà di paesaggi e ambienti naturali. I fondivalle dei fiumi e dei torrenti si articolano in gole strette e impressionanti (come le suggestive Gole dell’Infernaccio), create dalle attività telluriche e dall’erosione. Più in alto numerosi boschi (soprattutto faggete) si cingono a corona delle valli appenniniche con prevalente andamento nord-sud. Il versante occidentale degrada dolcemente verso l’Umbria con una serie successiva di depressioni ad alta quota, i famosi Piani di Castelluccio.
Sacks ha saputo trovare un’isola di affinità, di amicizia intellettuale e di genuina e disinteressata erudizione riscoprendo il suo interesse infantile per le piante più antiche al mondo – le felci – e frequentando regolarmente le riunioni dell’associazione che se ne occupa, la American Fern Society. Non stupisce dunque che nel 2000, insieme a una trentina di altri pteridologi più o meno dilettanti, sia partito per una spedizione scientifica informale nella regione in cui sopravvive la più alta concentrazione mondiale di specie di felci – lo Stato di Oaxaca, in Messico – e che abbia tenuto un diario di quei dieci giorni di viaggio.
© 2002 OLIVER SACKS
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ILLUSTRATION © 2002 DICK RAUH
© 2015 ADELPHI EDIZIONI S.P.A. MILANO
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ISBN 978-88-459-7619-3
La pianura bonificata circostante il lago di Massaciuccoli era in origine interamente coperta da zone palustri, formate dalle antiche foci del Serchio. I terreni palustri residui, localizzati a nord del lago, sono tuttora di ampiezza rilevante (quasi doppia rispetto alla superficie dello specchio d’acqua principale). Tutto il lago e parte della zona palustre sono inclusi nel Parco Naturale di Migliarino – San Rossore, che non è stato in grado di arrestare alcune forme di pesante degrado ambientale.
Il lago è provvisto di un emissario funzionale, il Canale Burlamacca che si getta entro il porto di Viareggio, e di un altro, il fosso della Bufalina, dal quale le acque vengono spinte al mare tramite un impianto idrovoro; gli immissari consistono nel modesto Rio di Quiesa, il canale Barra e soprattutto nei canali di drenaggio delle bonifiche retrostanti la sponda pisana, che apportano acque di cattiva qualità. Il bacino era conosciuto già in epoca romana, come si rileva dalla Tabula Peutingeriana, come lago delle Fosse Papiriane.