ITINERARI NATURALISTICI | KARUIZAWA TONBO-NO-YU ONSEN © ALESSIO GUARINO

KARUIZAWA | ITINERARI GIAPPONE

TONBO-NO-YU

Nella splendida cittadina montana di Karuizawa, situata nella prefettura di Nagano, si trova un luogo di pace e relax che incanta visitatori da ogni angolo del mondo: il Tonbo-no-Yu Onsen. Questo rinomato stabilimento termale offre un’esperienza unica, combinando la tradizione secolare giapponese dei bagni termali con la bellezza naturale della regione circostante. Karuizawa, famosa per essere una località di villeggiatura di montagna, attira visitatori durante tutto l’anno grazie al suo clima fresco in estate e alle sue bellissime vedute invernali innevate. Il Tonbo-no-Yu si inserisce perfettamente in questo contesto naturale, offrendo un rifugio termale che permette di rilassarsi completamente, immersi nella tranquillità delle montagne. L’onsen è circondato da una rigogliosa foresta, che regala una vista spettacolare in ogni stagione. In autunno, gli alberi si tingono di mille sfumature di rosso, arancione e giallo, creando uno scenario mozzafiato per chi si immerge nelle acque calde. Durante l’inverno, le montagne innevate offrono un contrasto affascinante con il calore delle sorgenti termali, creando un’atmosfera magica. Le sorgenti termali di Tonbo-no-Yu sono ricche di minerali benefici che aiutano a rilassare i muscoli, migliorare la circolazione e favorire il benessere generale. Le acque provengono direttamente da una sorgente sotterranea, e la temperatura viene mantenuta tra i 40 e i 42 gradi Celsius, perfetta per una immersione rigenerante. Il bagno all’aperto, chiamato rotenburo, è uno degli elementi più apprezzati di Tonbo-no-Yu. Qui è possibile godersi l’acqua termale mentre si ammira il panorama naturale, ascoltando il fruscio delle foglie e il suono rilassante dell’acqua che scorre. Per chi preferisce restare al chiuso, ci sono anche bagni interni che offrono la stessa esperienza rigenerante. Visitare un onsen come Tonbo-no-Yu non è solo un’occasione per rilassarsi fisicamente, ma anche un modo per immergersi nella cultura giapponese. Gli onsen hanno una lunga storia in Giappone e sono considerati parte integrante della vita quotidiana, un luogo in cui prendersi cura del corpo e dell’anima. Prima di immergersi nelle acque, è necessario seguire alcune regole di etichetta, come lavarsi accuratamente per mantenere le sorgenti pulite. Questo rituale fa parte dell’esperienza e aiuta a creare un’atmosfera di rispetto e serenità, che caratterizza ogni onsen giapponese. Tonbo-no-Yu non offre solo bagni termali. Lo stabilimento dispone di spazi relax, saune, e persino un ristorante dove gustare piatti locali dopo l’immersione nelle sorgenti. La struttura è perfetta sia per una breve visita durante una giornata a Karuizawa, sia come tappa di un viaggio più lungo attraverso la regione di Nagano. Se state pianificando un viaggio in Giappone e desiderate un’esperienza autentica e rilassante, il Tonbo-no-Yu Onsen a Karuizawa è una tappa imperdibile. Le acque termali, il panorama naturale circostante e la cultura che si respira in questo luogo vi lasceranno un ricordo indelebile, regalandovi una profonda sensazione di benessere e pace interiore.

Tea ceremony room

Chashitsu

Un chashitsu è una struttura progettata per ospitare la cerimonia del tè giapponese, nella quale il maestro del tè invita gli ospiti per condividere il momento del servizio e della degustazione del tè. Oltre a essere un luogo fisico, rappresenta uno spazio di quiete e spiritualità, dove regnano armonia, rispetto, purezza e tranquillità, i quattro principi fondamentali della cerimonia.

Il chashitsu è chiamato anche sukiya o chatei, termini che indicano rispettivamente “dimora del gusto raffinato” e “recinto del tè”. Si distinguono due principali stili architettonici: quello in stile paglia, semplice e rustico, ispirato all’estetica wabi-sabi, e quello in stile shoin, più formale e raffinato, tradizionalmente legato ai monasteri zen e alle abitazioni nobiliari. In alcuni casi il chashitsu è costruito come edificio indipendente, immerso in un giardino, mentre in altri è parte integrante di una residenza o di una sala di studio.

Durante una visita si possono osservare elementi architettonici e simbolici di grande significato. Il roji, il sentiero di pietra che conduce all’edificio, rappresenta il cammino verso la serenità interiore. L’ingresso basso chiamato nijiriguchi invita a chinarsi in segno di umiltà. All’interno, il pavimento è rivestito di tatami e la piccola nicchia decorativa, detta tokonoma, ospita spesso un rotolo calligrafico o un fiore di stagione, scelto per evidenziare la semplicità e l’armonia del momento.

Chi viaggia in Giappone può vivere questa esperienza in diversi luoghi. A Kyoto, le scuole tradizionali Urasenke e Omotesenke offrono cerimonie del tè aperte anche ai visitatori stranieri. Nei giardini storici come Hamarikyu a Tokyo o Katsura Rikyu a Kyoto è possibile assistere a una cerimonia in un padiglione immerso nella natura. Nelle città di Kanazawa o Nara molti templi e case da tè organizzano incontri guidati per principianti, spesso con spiegazioni in inglese o con l’aiuto di un traduttore.

Partecipare a una cerimonia del tè in un autentico chashitsu è un’esperienza preziosa per comprendere lo spirito dell’ospitalità giapponese e la bellezza dei gesti lenti e consapevoli. È consigliabile prenotare in anticipo, togliersi le scarpe prima di entrare, evitare profumi forti e mantenere un atteggiamento discreto, in armonia con l’ambiente e gli altri partecipanti.

LA FEDE RETTA È UNA MONTAGNA FELICE

MASANOBU FUKUOKA

Normalmente, quando una persona invecchia, aumenta la sua base di valori, la sua saggezza, mentre per me è stato il contrario: invecchiando mi sono sentito sempre più come un vecchio contadino molto vicino alla terra. Di solito nel corso della vita si cammina verso la speranza, invece ho l’impressione di averla lasciata dietro di me; è un po’ come andare all’indietro. Fino a cinque anni fa pensavo che tutto quello che avevo sperimentato non sarebbe servito a nessuno. Poi vidi apparire degli articoli su riviste specializzate di agricoltura che studiavano il metodo naturale, ed erano scritti da scienziati che conoscevo.

I GIARDINI DI KYOTO

TENRYŪ-JI GARDEN

Il Tenryū-ji  più formalmente conosciuto come Tenryū Shiseizen-ji, è il tempio principale del ramo Tenryū del Buddismo Zen Rinzai, ubicato a Susukinobaba-chō, Ukyō-ku, Kyoto, Giappone. Il tempio fu fondato da Ashikaga Takauji nel 1339, con lo scopo primario di venerare il Gautama Buddha, e il suo primo capo sacerdote fu Musō Soseki. La costruzione fu completata nel 1345. Essendo un tempio collegato sia alla famiglia Ashikaga sia all’imperatore Go-Daigo, è tenuto in grande considerazione, ed è classificato al primo posto tra i cosiddetti “Cinque Monti” di Kyoto. Nel 1994, fu registrato tra i patrimoni dell’umanità dell’UNESCO come parte dei monumenti storici dell’antica Kyoto. Nel IX secolo, durante il primo periodo Heian, l’imperatrice Tachibana no Kachiko (786-850), moglie dell’imperatore Saga, fondò il tempio Danrin-ji, primo tempio Zen del Giappone, sull’attuale sito di Tenryū-ji.

Nei successivi quattrocento anni il tempio cadde in rovina, e a metà del XIII secolo l’area venne successivamente trasformata in villa imperiale dall’imperatore Go-Saga (1220-1272) e dal figlio Kameyama (1249-1305), che vi risiedettero. Questo palazzo indipendente venne chiamato Palazzo distaccato Kameyama (Kameyama-dono?). “Kameyama”, che letteralmente significa “tartaruga di montagna” fu scelto per la forma del monte Ogura, che si trova a est del Tenryū-ji e si dice assomigli alla forma di un guscio di tartaruga. Tutti i templi giapponesi costruiti dopo il periodo Nara hanno un sangō, un nome di montagna usato come un suffisso onorario. Il sangō del Tenryū-ji, Reigizan  lett. “montagna dello spirito tartaruga”, fu scelto anche per la forma del monte Ogura.

ALICE ALBINIA

IMPERI DELL'INDO LA STORIA DI UN FIUME

Imperi dell’Indo è il resoconto dell’audace viaggio solitario lungo il «Fiume dei Fiumi», dalla foce alla sorgente, compiuto da Alice Albinia a ventinove anni: più di tremila chilometri attraverso paesi, panorami e popoli osservati con sguardo empatico, in un pellegrinaggio avventuroso fra tribù pashtun e fuoricasta metropolitani, santuari sufi e fondamentalisti islamici, fitto di incontri con memorabili personaggi il cui destino è fatalmente intrecciato a quello del grande fiume. Le sue rive «hanno attratto con­quistatori assetati. Qui nacquero alcune delle prime città al mondo; la più antica letteratura sanscrita dell’India ebbe il fiu­me al suo centro; i santi predicatori del­l’I­slam peregrinarono lungo il suo corso». 

 

Traduzione di Laura Noulian
La collana dei casi, 95
2013, 2ª ediz., pp. 493, 35 fotografie a colori e in bianco e nero fuori testo
isbn: 9788845927966

CHA NO YU

TEA CEREMONY

La cerimonia del tè, nota come cha no yu, è una delle arti tradizionali zen più note e rappresentative della cultura giapponese. La sua codificazione definitiva avvenne alla fine del XVI secolo grazie al monaco buddhista zen Sen no Rikyū (1522–1591), maestro del tè di figure politiche di primo piano come Oda Nobunaga e Toyotomi Hideyoshi. Sen no Rikyū non solo riformò la cerimonia del tè, ma la trasformò in una pratica spirituale profondamente radicata nei principi dello zen, dando vita allo stile wabi-cha, caratterizzato da estrema semplicità, sobrietà e attenzione ai dettagli.​

La tradizione del cha no yu affonda le sue radici nel XIV secolo, quando il rito cinese di preparazione del tè fu adattato e giapponizzato dai monaci zen. Murata Shukō (1423–1502), considerato il fondatore della cerimonia del tè giapponese, fu il primo a trasformare il rito cinese in una cerimonia autonoma, introducendo lo stile wabi-cha, che valorizzava la semplicità e l’umiltà, ispirandosi anche alla cultura contadina. Successivamente, Takeno Jōō (1502–1555) approfondì e sviluppò ulteriormente questo stile, diventando maestro di Sen no Rikyū, che ne ereditò e perfezionò la tradizione.​

Sen no Rikyū portò la cerimonia del tè a un livello di raffinatezza spirituale e artistica senza precedenti. La sua visione del wabi-cha si basava su principi come la modestia, la naturalezza e l’uguaglianza tra gli invitati, indipendentemente dal loro rango sociale. Per esempio, l’ingresso della sala da tè da lui ideato, chiamato “nijiri-guchi”, era così basso e stretto che anche i samurai dovevano chinarsi per entrare, simbolo della rinuncia allo status e della parità tra tutti i partecipanti. Sen no Rikyū organizzò anche eventi pubblici, come la grande riunione al Kitano Tenman-gū nel 1587, dove invitò persone di ogni estrazione sociale, rendendo la cerimonia del tè un’esperienza inclusiva e democratica.​

Dopo la morte di Sen no Rikyū, la cerimonia del tè continuò a diffondersi e a evolversi, influenzando non solo la cultura aristocratica ma anche quella popolare. La sua eredità fu portata avanti da scuole come l’Oribe-ryū, fondata da Kobori Enshu, che contribuì a diffondere il cha no yu tra l’aristocrazia giapponese. Oggi, la cerimonia del tè rimane una pratica spirituale e artistica, svolta secondo stili diversi e in forme differenti, ma sempre fedele ai principi di semplicità, armonia e rispetto introdotti dai grandi maestri zen.​

In sintesi, il cha no yu è molto più di una semplice cerimonia: è un’arte che racchiude secoli di storia, filosofia e spiritualità, tramandata da generazioni di maestri zen che hanno saputo trasformare un gesto quotidiano in un’esperienza profondamente umana e universale

 

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