VILLA DI MONTECECERI

LA CASA DI PIER NICCOLÓ BERARDI | FIESOLE

ph.Alessio Guarino

 

 

*La documentazione fotografica integrale del progetto è consultabile su richiesta.

Montececeri. La casa di Pier Niccolò Berardi

Itinerari di Architettura  | Fiesole

Ci sono luoghi che non possono essere separati dalla persona che li ha abitati. Montececeri è, per Pier Niccolò Berardi, uno di questi.

Nato a Fiesole nel 1904, Berardi trascorse a Montececeri gran parte della propria vita. La tenuta familiare, affacciata sulla città di Firenze e raccolta sulle pendici del Monte Ceceri, non fu soltanto il luogo della sua abitazione: fu il punto di partenza e, alla fine, il luogo del ritorno della sua lunga esperienza di architetto e pittore.

La villa costituisce il cuore della proprietà. Costruita nel XIX secolo, apparteneva a quel paesaggio fiesolano nel quale architettura, campagna e memoria storica convivevano ancora in una dimensione domestica. Berardi crebbe così in un ambiente nel quale la casa non era un oggetto isolato, ma parte di una più ampia struttura agricola e familiare.

È probabilmente anche da questa esperienza originaria che deriva una parte importante del suo modo di intendere l’architettura. Berardi fu tra gli architetti del Gruppo Toscano che progettò la nuova stazione di Santa Maria Novella, una delle opere fondamentali del razionalismo italiano. Ma, parallelamente alla modernità della sua formazione, mantenne sempre un rapporto intenso con la casa rurale toscana e con il paesaggio nel quale essa si inserisce.

Non è casuale che, negli anni Trenta, si dedicasse con particolare attenzione allo studio e alla fotografia dell’architettura rurale toscana. La campagna osservata, fotografata e conosciuta direttamente sarebbe rimasta una presenza costante nella sua architettura successiva.

La svolta arriva nel 1966. L’alluvione di Firenze danneggiò gravemente lo Studio San Giorgio e provocò la perdita di una parte consistente dei suoi documenti e disegni. Secondo la documentazione biografica conservata dal Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche, Berardi lasciò allora lo studio e aprì un nuovo spazio di lavoro nella propria casa di Montececeri.

La casa assume così un significato nuovo: non è più soltanto il luogo della vita privata, ma anche il luogo dal quale riprendere il lavoro. È inoltre il periodo nel quale Berardi intende dedicarsi prevalentemente alla pittura, facendo di Montececeri uno spazio nel quale architettura e arte possono convivere. In seguito riprenderà con maggiore continuità l’attività progettuale, tornando a occuparsi di ville, abitazioni e arredamenti per i suoi committenti privati.

Nella stessa tenuta, inoltre, un casolare viene adattato a studio di architettura e atelier di pittura. Qui Berardi continua la propria attività professionale, anche in collaborazione con l’architetto Marco Romoli.

La presenza, all’interno della tenuta, di una casa, di edifici agricoli e di spazi destinati al lavoro restituisce un’immagine particolarmente coerente con il mondo di Berardi: non una separazione netta fra abitazione, lavoro e paesaggio, ma una continuità fra questi elementi. È una concezione che ritroviamo anche nella sua architettura, nella quale lo spazio abitativo viene pensato in rapporto continuo con l’ambiente naturale.

Forse la testimonianza più preziosa non riguarda però l’architettura della villa, ma il modo in cui Berardi ricordava i luoghi della propria infanzia. In un’intervista citata nello studio dedicato a Casa La Gabbiola, racconta della “casa della Ida”, una cascina ai margini della tenuta che aveva conosciuto fin da bambino e che aveva voluto conservare intatta. Il ricordo è quello di una donna che si occupava della cappella, della casa e delle attività quotidiane della tenuta.

È un’immagine lontana dall’idea monumentale della villa storica. Berardi ricorda una casa vissuta, fatta di gesti quotidiani, di lavoro, di persone e di consuetudini. Ed è forse proprio qui che Montececeri acquista il suo significato più profondo.

La casa non rappresenta soltanto l’ambiente nel quale visse un importante architetto fiorentino. È il luogo nel quale si formò il suo sguardo sul paesaggio e, soprattutto, sulla casa stessa.

Entrare oggi negli ambienti di Montececeri significa quindi avvicinarsi alla dimensione più privata della figura di Berardi. Gli interni permettono di osservare ciò che le pubblicazioni sull’architettura raccontano solo in parte: il rapporto quotidiano con gli oggetti, gli arredi, i libri, le opere, le superfici e le stanze nelle quali la vita domestica si sovrapponeva a quella professionale.

Qui l’architetto non appare soltanto attraverso i progetti che ha realizzato per altri. Appare attraverso il modo in cui ha abitato.

Ed è un aspetto particolarmente interessante nel caso di Berardi, perché gran parte della sua attività professionale fu dedicata proprio alla progettazione di case. Le sue abitazioni non erano pensate come semplici contenitori, ma come luoghi nei quali architettura, arredamento e paesaggio dovevano trovare una relazione.

La sua stessa casa di Montececeri può dunque essere letta come una sorta di autoritratto abitato. Non necessariamente un progetto manifesto, né una casa costruita per dimostrare una teoria architettonica, ma un luogo sedimentato nel tempo, nel quale si incontrano la storia familiare, il mestiere dell’architetto, la pittura e la vita quotidiana.

Dopo una carriera che lo portò a lavorare in molte parti d’Italia, Berardi continuò a mantenere Fiesole come centro della propria esistenza. La sua vicenda professionale comprende alcune delle esperienze più importanti dell’architettura italiana del Novecento, ma Montececeri rimase qualcosa di diverso: non un’opera da aggiungere al catalogo, bensì il luogo dal quale la sua esperienza era partita e nel quale sarebbe tornata.

Berardi morì a Fiesole nel 1989. La casa e la tenuta rimasero così legate alla memoria familiare e alla conservazione della sua eredità professionale. Parte della documentazione del suo lavoro è oggi conservata presso l’Archivio di Stato di Firenze, nel Fondo Pier Niccolò Berardi.

Guardare gli interni di Montececeri significa allora osservare qualcosa che va oltre la storia di una villa. Significa entrare, per quanto possibile, nella dimensione privata di un architetto che fece della casa uno dei temi centrali della propria ricerca e che, alla fine della sua lunga esperienza, tornò a lavorare proprio nella casa che aveva abitato per tutta la vita.

Montececeri non fu soltanto la casa di Pier Niccolò Berardi. Fu il luogo nel quale la sua idea di abitare, di lavorare e di guardare il paesaggio trovò la propria origine e, infine, il proprio punto di ritorno.