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LA TRADIZIONE DEL WAGASHI A KYOTO KYO GASHI © ALESSIO GUARINO

IL DOLCE GIAPPONESE CHE SEGUE LE STAGIONI Il wagashi è un dolce tradizionale giapponese che viene spesso servito con il tè verde nella cerimonia del tè. Gli ingredienti di base sono lo zucchero di canna, i fagioli azuki (o la loro pasta, chiamata anko o an) e la farina di riso o di grano, nonché il kudzu o l’agar-agar per le gelatine. Il wagashi è tipicamente prodotto con ingredienti naturali, di conseguenza è fortemente collegato alla stagionalità: esistono wagashi prodotti solamente in specifici periodi dell’anno. Generalmente, i dolci che furono introdotti dopo il Rinnovamento Meiji ossia nel 1868 non sono considerati wagashi. WAGASHI

CHA NO YU

TEA CEREMONY

È una delle arti tradizionali zen più conosciute e rappresentative della cultura giapponese: la cerimonia del tè, o cha no yu. La sua forma più essenziale e spiritualmente intensa fu codificata in modo definitivo alla fine del XVI secolo dal monaco buddhista zen Sen no Rikyū, figura centrale nella storia del tè in Giappone, che fu maestro del potente condottiero Oda Nobunaga e, dopo la sua morte, consigliere e maestro del tè di Toyotomi Hideyoshi, unificatore del Giappone. Il cha no yu proposto da Sen no Rikyū si radica profondamente nella pratica e nella filosofia zen, proseguendo la linea tracciata dai monaci Murata Shukō e Takeno Jōō, considerati i pionieri del wabi-cha — uno stile sobrio e contemplativo che rifugge l’opulenza in favore di una bellezza austera, imperfetta, e transitoria. Ben più di un semplice rituale di preparazione del tè, il cha no yu è una vera e propria pratica spirituale, un percorso di consapevolezza e armonia con sé stessi, con gli altri e con la natura. Ogni gesto, ogni oggetto, ogni silenzio ha un significato profondo e contribuisce a creare un momento di comunione e riflessione. Nel corso dei secoli, la cerimonia del tè si è evoluta in diverse scuole e stili, ognuno con le proprie regole e sfumature, ma tutti accomunati dalla ricerca dell’equilibrio tra semplicità, eleganza e interiorità. Si può svolgere in ambienti diversi, con modalità che variano dal rito più formale e codificato a forme più essenziali e intime, ma sempre nel rispetto dei principi fondamentali: wa (armonia), kei (rispetto), sei (purezza), jaku (tranquillità).

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Tea ceremony room

Chashitsu

Un chashitsu (茶室) è una struttura architettonica tradizionale giapponese concepita appositamente per ospitare la cerimonia del tè (chanoyu), una delle espressioni più elevate dell’estetica e della filosofia giapponese. Progettato dal maestro di tè o dal committente per accogliere gli ospiti in un contesto di raccoglimento e contemplazione, il chashitsudiventa lo spazio fisico in cui si svolge l’incontro tra chi serve e chi riceve il tè. Questo ambiente, spesso intimo e sobrio, è anche conosciuto con termini come sukiya (数寄屋) – che richiama l’idea di una “dimora per chi ama le arti raffinate” – oppure come an o recinto, in riferimento alla sua funzione di rifugio separato dal mondo quotidiano. I chashitsu si dividono principalmente in due stili: quello sōan (di paglia), più rustico e legato agli ideali zen di semplicità e imperfezione, e quello shoin, più formale e strutturato, derivato dalle sale di studio dei monaci e degli aristocratici. Nella maggior parte dei casi, quando si parla di chashitsu, ci si riferisce ai modelli sōan, che incarnano la purezza, la calma e l’essenzialità del wabi-sabi. Possono essere edifici indipendenti immersi in un giardino – spesso preceduti da un percorso di pietre (roji) pensato per preparare spiritualmente l’ospite – oppure stanze ricavate all’interno di abitazioni o templi, mantenendo comunque caratteristiche precise come le dimensioni ridotte (tipicamente due o quattro tatami), l’alcova (tokonoma) e l’ingresso angusto (nijiriguchi) che impone un gesto di umiltà.